Piccoli Comuni, Di Maio: parte grande piano di investimenti pubblici

Di Maria Enrica Rubino

"Con la manovra del popolo abbiamo varato il più grande piano di investimenti pubblici per i piccoli Comuni degli ultimi anni". A scriverlo è il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, in un post a sua firma pubblicato questa mattina sul Blog delle Stelle.

"A partire da oggi saranno assegnati ben 400 milioni di euro per realizzare le opere pubbliche di messa in sicurezza delle infrastrutture. Grazie al ministro Riccardo Fraccaro, che ha lavorato a questa norma, i sindaci dei Comuni fino a 20 mila abitanti possono finanziare interventi a favore di strade, scuole, edifici pubblici e beni del patrimonio comunale" si legge ancora sul Blog del Movimento 5Stelle. "Da oggi le risorse sono distribuite in maniera mirata ai Comuni" - continua il post di Di Maio - "in base al numero degli abitanti, ci saranno fino a 100mila euro per finanziare subito gli interventi. I lavori dovranno partire entro il 15 maggio, l'erogazione dei contributi sarà pari al 50% delle risorse dopo l'avvio dei cantieri mentre il restante 50% sarà erogato dopo la trasmissione del certificato di collaudo da parte del direttore dei lavori".

Il riferimento è alla legge 30 dicembre 2018, n. 145, la legge di Bilancio 2019, e in particolare ai commi 107-114. Qui viene stabilita l'assegnazione entro il 10 gennaio 2019 di contributi da parte del Ministero dell'Interno ai Comuni per un limite complessivo di 400 milioni di euro.
Contributi che dovranno essere investiti per la messa in sicurezza di scuole, strade, edifici pubblici e patrimonio comunale, senza alcuna selezione dei progetti. Verranno assegnati 'a pioggia':
40mila euro a ciascun Comune con meno di 2.000 abitanti; 50mila euro a ciascun Comune con popolazione tra 2.000 e 5.000 abitanti; 70mila euro a ciascun Comune con popolazione tra 5.001 e 10.000 abitanti; 100mila euro a ciascun Comune con popolazione tra 10.001 e 20.000 abitanti.

"In un Paese con più di 8mila comuni, 400 milioni sono briciole" commenta Domenico Alfieri, sindaco di Paliano, Comune di 8.700 abitanti in provincia di Frosinone. "Un finanziamento di 70mila euro per un Comune come Paliano è ordinaria amministrazione, non sarebbero sufficienti neanche per il rifacimento dell'asfalto di un chilometro di strada. A mio avviso, si tratta di uno spot elettorale che ai fini pratici non risolve nulla".    



Foto: Il Blog delle Stelle




Pubblicato il 10/01/2018 ore 16:40

Migranti, cosa prevede il nuovo capitolato sui costi dei centri di accoglienza

Di Maria Enrica Rubino

I servizi forniti ai migranti ospitati nel nostro Paese subiranno presto tagli considerevoli. 
Verranno meno i fondi per l'insegnamento della lingua italiana e per il sostegno psicologico, ovvero le figure di psicologi nei centri di accoglienza, per l'inclusione sociale e lavorativa. E fin qui nulla di nuovo, dato che il Ministro dell'Interno, Matteo Salvini, ha espresso da sempre la volontà di tagliare i finanziamenti relativi all'accoglienza dei migranti.

Ma la novità del provvedimento sta anche nella ripartizione dei fondi per ciascun migrante stabiliti nel capitolato sui costi dei centri di accoglienza elaborato dal Viminale e che verrà a breve trasmesso alle Prefetture. Il costo giornaliero scenderà a 21 euro per migrante ospitato nei centri più piccoli e 26 euro per i centri più grandi. Stando a questa ripartizione, la cifra di 21 euro al giorno sarà erogata per ciascun migrante ospitato nei centri di accoglienza diffusa, quali case, parrocchie, Sprar, mentre percepiranno 26 euro al giorno per migrante le strutture più grandi, come i Cas (Centri di accoglienza straordinaria).

Stando al parere di alcuni amministratori locali che hanno seguito il sistema degli Sprar in questi ultimi anni, "la logica economica dovrebbe prevedere, viceversa, un finanziamento maggiore ai centri più piccoli e, quindi, all'accoglienza diffusa. E, non secondario, i tagli avrebbero conseguenze sull'integrazione e sulla sicurezza, venendo meno l'assistenza generica alle persone: verrebbero ridotte in maniera considerevole le prestazioni sanitarie minime, la presenza degli assistenti sociali e gli insegnanti di lingua italiana".       

Concessioni autostrade, qual è il motivo del contendere?

Di Maria Enrica Rubino


Il ministro Danilo Toninelli torna a parlare di autostrade. E lo fa con un post pubblicato sulla sua pagina Facebook, nella tarda mattinata di domenica dal titolo: “Autostrade, si cambia”.  “Abbiamo detto basta agli esorbitanti e ingiustificati profitti regalati ai privati” scrive Toninelli “e abbiamo aperto a una gestione pubblica delle autostrade”. Il ministro continua nel post: “mi sono impegnato con un grande sforzo dei miei uffici, per mettere a punto uno schema equilibrato ed efficace di convenzione per la gestione dell'autostrada A22 Brennero-Modena e della A4 Venezia-Trieste, le cui concessioni erano scadute”.

Ma la gestione pubblica delle autostrade sarebbe davvero un ‘cambiamento’? Risale a gennaio 2016 un protocollo d’intesa tra le Amministrazioni pubbliche territoriali e locali socie di Autostrada del Brennero S.p.A. e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, che avrebbe dovuto chiudersi il 30 settembre 2018. Accordo concluso in seguito alle richieste giunte dall’Unione Europea: mettere a gara le concessioni alla scadenza della concessione della A22, il 30 aprile del 2014. Il protocollo d’intesa con la A22 stabiliva la messa a gara della concessione, a meno che i soci non fossero pubblici. Arriva, poi, con il Milleproroghe 2018 la proroga del termine dal 30 settembre al 30 novembre.

Ma il vero motivo del contendere sarebbe un altro, secondo il senatore PD, Vincenzo D’Arienzo. “Il disegno del ministro è conquistare poltrone e bloccare le opere, in particolare il tunnel del Brennero” dice il senatore dem e incalza: “Il grillino sta obbligando i gestori autostradali interessati ad accettare poltrone a carico del MIT e del MEF. Per la A/22, ad esempio, Toninelli pretende che nel Comitato di Indirizzo e Coordinamento siano nominati tre membri su sei da Roma, due del suo Ministero ed uno a carico delle Finanze e, addirittura, che uno del MIT ne sia il Presidente con diritto di veto sia sul piano economico finanziario sia sul ruolo della società in house”. D’altronde, la proposta di bloccarlo viene ‘da lontano’, secondo D’Arienzo: “Sospetto che l’obiettivo sia quello di tentare di bloccare il tunnel del Brennero. Lo aveva detto il Ministro grillino Fraccaro e la scelta del collega Toninelli favorisce questa evenienza sciagurata”.