Ambiente, la gestione di 38 siti della Rete Natura 2000 ai parchi regionali

Di Redazione


La Giunta regionale del Lazio ha approvato stamattina una delibera, frutto di un passaggio condiviso in VIII Commissione consiliare, che affida la gestione di 38 siti della Rete Natura 2000 agli Enti di gestione delle aree naturali protette della Regione Lazio.

“Grazie al provvedimento odierno – spiega l’Assessore regionale all’Agricoltura, Promozione della Filiera e della Cultura del Cibo, Ambiente e Risorse Naturali, Enrica Onorati - viene avviata la definizione ufficiale di un sistema integrato e moderno, efficace ed efficiente per la conservazione e la tutela del territorio laziale dal punto di vista naturalistico. Inoltre, è sicuramente un importante riconoscimento per gli Enti di gestione regionali per il lavoro svolto sinora, nell’ottica della valorizzazione delle professionalità e del personale dei Parchi”.

Gli Enti coinvolti sono: Parco regionale Veio; Monte Navegna e Monte Cervia; Monti Cimini – Riserva naturale Lago di Vico; Nazzano Tevere Farfa; Parco Castelli Romani; Parco Bracciano Martignano; Parco Monti Ausoni e Lago di Fondi; Parco Monti Lucretili; Parco Monti Simbruini; Parco Riviera di Ulisse; Roma Natura.

Foto: Regione Lazio



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Comuni e infiltrazioni mafiose, i numeri nel nuovo Rapporto di Avviso Pubblico

di Redazione

È stato presentato nei giorni scorsi a Roma, presso la Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, il Rapporto di Avviso Pubblico “Lo scioglimento dei Comuni per mafia. Analisi e proposte” a cura di Simona Melorio, ricercatrice dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Il volume è edito da Altreconomia.

Sono intervenuti Roberto Montà, sindaco di Grugliasco (To) nonché Presidente di Avviso Pubblico; Isaia Sales, docente presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli; Simona Melorio, ricercatrice dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e Nicola Morra, Presidente della Commissione parlamentare antimafia.
Ha moderato l’incontro Paolo Borrometi, giornalista di TV2000. “La legge sugli scioglimenti per mafia è nata per risanare la frattura tra Amministrazione e cittadini, causata dalle infiltrazioni della criminalità organizzata – ha spiegato Roberto Montà - L’obiettivo del Rapporto è analizzare i cambiamenti che sono avvenuti dal 1991 ad oggi, accendere una discussione pubblica su un adeguamento della normativa che non è più rinviabile, accompagnato dal fornire agli Enti locali una serie di strumenti per prevenire e intervenire a monte”.

Regionalismo differenziato, i Comuni contro la mancata copertura dei Lep

Di Maria Enrica Rubino


«Sono quasi cento i Comuni che si stanno mobilitando. Abbiamo promosso un ricorso al Tar, ma con l’obiettivo di arrivare alla Corte Costituzionale, sulla legge di stabilità e sul riparto del fondo di solidarietà nazionale del 2019 per i nostri Comuni». A parlarne con Orientamenti Amministrativi è Micaela Fanelli, consigliera della Regione Molise, questo pomeriggio in occasione della tavola rotonda ‘Regionalismo differenziato: autonomia e solidarietà’. L’incontro che ha visto la partecipazione di parlamentari nazionali ed europei del Partito Democratico, amministratori locali e militanti per parlare di regionalismo differenziato e valutare proposte da presentare alla nuova dirigenza. Secondo la consigliera Fanelli, il riparto storico del 2018 confermato per il 2019 con una formulazione impropria della legge di stabilità non garantisce i Comuni e mancano risorse per arrivare al livello delle prestazioni dei LEP in modo eguale su tutto il territorio. «Ad esempio, solo i comuni del Molise avrebbero bisogno di ulteriori 23 milioni di euro per arrivare alla copertura integrale dei livelli essenziali di prestazione» spiega Fanelli. «A chiederlo al Tar non sono solo molti comuni molisani, ma anche campani, calabresi, pugliesi. In questo modo riusciremo a far avere più risorse ai comuni e a raggiungere, poi, l’obiettivo di bloccare il percorso di regionalismo differenziato non solidale».

Per Giuseppe Falcomatà, sindaco di Reggio Calabria e delegato Anci al Mezzogiorno: «così com’è stato concepito, il regionalismo differenziato non è nient’altro che una secessione dei ricchi a danno delle regioni più povere». In tal senso, non farebbe altro che aumentare il gap già esistente tra le regini del nord e quelle del sud. «Non è questo il modo di parlare di autonomia» ha spiegato Falcomatà riferendosi alle intese per le autonomie differenziate di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. «In questo momento si dovrebbe parlare di solidarietà e consentire alle regioni del sud di raggiungere i cosiddetti LEA (livelli essenziali di assistenza) in maniera ottimale, per poter poi ragionare su un regionalismo differenziato che possa mettere in luce le peculiarità che differenziano il nostro Paese». Anche la Calabria è tra le regioni che hanno approvato una mozione in consiglio su una «violazione di alcuni principi costituzionali da parte di questo tipo di regionalismo».