Nel 2025 sono stati
20.490 i reati accertati (-20,4% rispetto al
2024) e 36.322 gli illeciti amministrativi (-10,3%):
una media di circa 156 illeciti al giorno e oltre 6 ogni ora
lungo le coste
L’aggressione criminale ai mari e alle coste italiane
non concede tregue tra inquinamento, abusivismo edilizio, violazioni del Codice
della navigazione e pesca illegale. Nonostante un lieve ridimensionamento dei
numeri complessivi, la pressione dell’illegalità sulle coste del Paese resta
a livelli di guardia: nel 2025 sono stati 20.490 i reati accertati
dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto (-20,4% rispetto al
2024) e 36.322 illeciti amministrativi (-10,3%), per un totale
di 56.812 violazioni. Una media di circa 156 illeciti al giorno e oltre
6 ogni ora lungo le coste del nostro Paese. Un calo, solo
apparente, imputabile ad una flessione dei controlli sul territorio
(750.828, -19,8% rispetto al 2024) e all'effetto deterrente generato
dall’inasprimento delle pene per i reati ambientali. A guidare la classifica
dell'illegalità, affermandosi come pericolo numero uno per l'ecosistema
marino, quest'anno è l’inquinamento - legato alla gestione illegale di
rifiuti e alla mala depurazione - con 7.317 reati (pari al 35,7% del
totale), che scavalca il ciclo illegale del cemento, al secondo posto
con 6.189 reati (30,2%); seguono la pesca illegale (4.338 reati,
21,2%), con un aumento del 52,7% rispetto al 2024 degli attrezzi e reti per la
pesca sequestrati (11.243). E le violazioni del Codice di navigazione e
della nautica da diporto, anche in aree protette, (2.646 reati, 12,9%) che
registrano un aumento di reati del 17,4% rispetto al 2024.
È quanto emerge dalla ventottesima edizione del
report “Mare Monstrum” di Legambiente, elaborato su
dati delle forze dell’ordine e delle Capitanerie di porto lungo 15 regioni e 61
province costiere, pubblicato in occasione del sedicesimo anniversario
dell’omicidio del sindaco pescatore di Pollica (SA), Angelo Vassallo. Anniversario
che sarà ricordato sabato prossimo, 5 settembre in un evento
pubblico nel porto di Acciaroli (SA), promosso dal Comune di
Pollica e da Legambiente, nel corso del quale verrà assegnato il
Premio Angelo Vassallo, riconoscimento annuale per le
amministrazioni locali più impegnate nella difesa dell’ambiente e nella
lotta alle illegalità; a cui parteciperanno tra gli altri il Sindaco del comune
cilentano Stefano Pisani, il presidente nazionale di Legambiente Stefano
Ciafani e la presidente di Legambiente Campania Mariateresa Imparato.
Tornando alle evidenze del report, le regioni a
tradizionale presenza mafiosa si confermano roccaforte dei reati: in Campania,
Puglia, Calabria, Sicilia si concentrano il 53,6% del totale nazionale. In
cima alla classifica ancora una volta la Campania (4.002), seguita da Puglia
(2.599), Sicilia (2.448) e Calabria (1.929). Un trend negativo che perdura: negli
ultimi 26 anni (dal 1999 ad oggi) sono stati 483.195 i reati accertati,
di cui il 53,9% (260.399) concentrati nelle quattro regioni a
tradizionale presenza mafiosa. Al quinto posto, con numeri in
controtendenza rispetto al dato nazionale, si colloca la Liguria, con 1.581
reati, in crescita del 9%, rispetto all'anno precedente, quando era ottava;
seguono Lazio (1.443 reati), Sardegna (1.356) e Toscana
(1.162).
Come gli illeciti e i reati, in lieve calo rispetto al
2024 anche le persone denunciate (21.726, -19,2%) e quelle arrestate
(93, -31,1%); mentre i sequestri effettuati sono stati 3.267
(-19,9%). Sul fronte amministrativo si registrano 37.680 sanzioni
irrogate (-6,6%), per un valore complessivo di oltre 191 milioni di euro,
-58,1% rispetto al 2024, a conferma di un ridimensionamento complessivo delle
attività sanzionatorie rilevate.
Di fronte a questo quadro Legambiente torna a
chiedere un impegno corale che veda in prima linea Governo, Parlamento, Regioni
e Comuni, rafforzando il proprio ruolo nella lotta all’aggressione criminale,
mettendo al centro una serie di priorità. Queste vanno dal rafforzamento
del sistema dei controlli repressivi e dell'SNPA (Sistema Nazionale di
Protezione Ambientale) al completamento della rete di depurazione
e al rilancio dell'economia circolare delle acque reflue,
mediante l'adeguamento delle reti fognarie e l'approvazione dei
decreti su riuso delle acque depurate in agricoltura ed end of
waste, dalla tolleranza zero contro l'abusivismo edilizio e le
occupazioni illegali del demanio (attraverso il ripristino del ruolo
operativo dei Prefetti per le demolizioni, uno stanziamento di 150 milioni
l'anno per gli abbattimenti e sanzioni penali per i funzionari
omissivi) fino alla tutela della biodiversità, garantendo il pieno
recepimento delle norme sui rifiuti navali nei porti, lo stop agli scarichi
oltre le 12 miglia, l'inasprimento delle sanzioni contro la pesca
illegale.
Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente,
dichiara: “I numeri di Mare Monstrum 2026 fotografano solo la punta
dell’iceberg: la quota d’illegalità sommersa continua a minacciare gravemente
gli ecosistemi marini. Se nel 2025 si è registrato un calo dei reati, ciò
è dovuto sia all’efficacia preventiva delle nuove pene ambientali sia a una
contrazione dei controlli sul territorio. Da 28 anni Legambiente porta
avanti con coraggio un impegno costante di denuncia attraverso campagne
come Goletta Verde, accendendo i riflettori su piaghe quali la mala depurazione,
il cemento abusivo e la pesca di frodo. Tuttavia, oltre all'azione delle
nostre denunce e al prezioso lavoro quotidiano delle Capitanerie di porto
e delle forze dell’ordine, serve un deciso cambio di passo da parte delle
istituzioni per reprimere ulteriormente questi fenomeni. Governo,
Parlamento ed enti locali devono fare fino in fondo la propria parte con
interventi non più rinviabili per rafforzare il sistema dei controlli
repressivi e preventivi, per proteggere il patrimonio ambientale e
l'economia turistica del mare".
Fonte: Legambiente