15 aprile 2026

Anac: servizi e forniture, affidamenti diretti al 92%. Addensamento a ridosso della soglia

Pubblicato il Rapporto Anac “Addensamento sottosoglia degli affidamenti diretti di servizi e forniture (2021-2024)”

Gli affidamenti diretti sottosoglia rappresentano in Italia una quota nettamente prevalente rispetto al totale delle procedure svolte nel settore dei servizi e delle forniture, e tale incidenza è abbastanza costante nel tempo. 
Tali affidamenti rappresentano circa il 92% nel 2021 e nel 2024, il 94% nel 2022 e il 95% nel 2023. In termini di valore economico, il peso dell’importo degli affidamenti diretti sul valore economico complessivo di tutte le procedure presenta una maggiore variabilità nel tempo, mostrando un’incidenza del 23% nel 2021, del 27% nel 2022 per poi aumentare al 31% nel 2023 e ridursi al 17% nel 2024.
E’ quanto emerge dal Rapporto “Addensamento sottosoglia degli affidamenti diretti di servizi e forniture (2021-2024)”, elaborato da Anac.
L’analisi si concentra sull’utilizzo degli affidamenti diretti da parte delle Stazioni Appaltanti in Italia. In particolare, sul loro addensamento in corrispondenza delle soglie legali in seguito alle più recenti evoluzioni normative. 
L’impiego della tecnica del bunching consente di individuare in modo rigoroso e statisticamente fondato il mutamento nei comportamenti delle Stazioni Appaltanti a seguito di modifiche dell’assetto regolatorio. 
Di particolare interesse, inoltre, risulta l’associazione di particolari contratti pubblici al ricorso agli affidamenti diretti di importo concentrato sotto le soglie regolatorie. I dati, infatti, mostrano come i contratti pubblici più frequenti negli addensamenti sottosoglia siano spesso relativi a servizi intangibili, non sempre di agevole quantificazione. 
Per questa ragione gli affidamenti diretti, sebbene legittimi se effettuati entro la soglia consentita dal Codice, possono costituire motivo di alert in quei casi in cui, oltre alla naturale discrezionalità lasciata alla Stazioni Appaltanti di selezionare l’operatore economico, vengano utilizzati relativamente a servizi intangibili e poco standardizzati. 

Lo studio, infatti, si è posto l’obiettivo di analizzare gli affidamenti diretti nel settore dei servizi e delle forniture e di valutare l’incidenza di tale procedura nel mercato degli appalti e le variazioni rispetto al passato. 
Da un’analisi approfondita emerge che si verifica una concentrazione degli affidamenti diretti per importi immediatamente inferiori alla soglia e, in particolare nella classe di importo tra 70.000 e 75.000 euro nel 2021 e tra 135.000 e 140.000 euro dal 2022 al 2024, quando la soglia vigente per gli affidamenti diretti viene innalzata da 75.000 euro a 140.000 euro.
Nel 2021, gli affidamenti diretti “addensati” tra 70.000 e 75.000 rappresentano, in termini monetari, circa il 28% del totale delle procedure (considerando gli affidamenti diretti fino a 75.000 euro e procedure aperte oltre i 75.000 euro) comprese tra 50.000 e 100.000 euro. Considerando gli importi in un intorno della soglia dei 140.000 euro, ovvero tra 100.000 e 180.000 euro, le procedure aperte tra 135.000 e 140.000 rappresentano l’8% nel 2021 (quando la soglia era 75.000) e tale percentuale aumenta con l’innalzamento della soglia dal 2022, quando gli affidamenti diretti tra 135.000 e 140.000 euro pesano circa il 25%, per poi aumentare al 28% nel 2023 e al 31% nel 2024 (rispetto alle procedure totali rappresentate dagli affidamenti diretti fino a 140.000 euro e dalle procedure aperte comprese tra i 140.000 e i 180.000 euro).     
I principali contratti in cui si verifica una concentrazione degli affidamenti di importo immediatamente inferiore alle soglie previste dalla normativa sono i Servizi di ingegneria, i Servizi giuridici, i Servizi architettonici e servizi affini, i Servizi connessi ai rifiuti urbani e domestici e quelli connessi alla Programmazione di software e servizi di consulenza, che rappresentano servizi intangibili il cui costo è di difficile quantificazione. Al contrario, per i contratti connessi alle forniture di Apparecchiature mediche e Prodotti farmaceutici, il cui costo è maggiormente standardizzato e più facilmente quantificabile, risultano concentrazioni meno marcate degli affidamenti diretti per importi di poco inferiori alle soglie e, soprattutto, non si verificano variazioni significative del numero di codici identificati di gara (CIG) a seguito dell’aumento della soglia legale per gli affidamenti diretti.       
L’analisi evidenzia, inoltre, che le amministrazioni di piccole dimensioni ricorrono in modo significativo agli affidamenti diretti sottosoglia, con un’incidenza superiore al 96% per le Stazioni Appaltanti con meno di 50 dipendenti. 
Nel 2021-2022, il fenomeno risulta ancora più marcato tra le SA con meno di 10 dipendenti (oltre il 97,8%), mentre nel 2023-2024 tale incidenza sembra più omogenea tra le SA di diversa dimensione, suggerendo che l'innalzamento della soglia a 140.000 euro ha contribuito a una maggiore concentrazione degli affidamenti in prossimità del nuovo limite per tutte le SA di piccole dimensioni (0-50 dipendenti). 
In termini di valore economico, il peso di tutti gli affidamenti diretti nel mercato degli appalti è aumentato nel 2022 soprattutto per le Stazioni appaltanti con più di venti dipendenti. Dal 2023 al 2024, l’incidenza degli affidamenti diretti sul totale delle procedure si è ridotta per tutte le Stazioni Appaltanti con meno di 50 dipendenti, ma tale diminuzione è stata più accentuata per le Stazioni appaltanti rientranti nelle classi con 10-20 e 40-50 dipendenti.  
Considerando il peso degli affidamenti diretti di poco sotto la soglia sul totale degli affidamenti diretti, per classi di dipendenti delle Stazioni Appaltanti, l’analisi evidenzia come l’incidenza degli affidamenti diretti di poco sottosoglia sul totale degli affidamenti sottosoglia sia aumentata nel 2024, soprattutto per le Stazioni Appaltanti con più di 40 dipendenti per le quali si è passati dallo 0,9% del 2021 all’1,4% del 2024. 

Le Stazioni appaltanti con più di 50 dipendenti sono quelle che ricorrono maggiormente agli affidamenti di poco sottosoglia (7,3% nel 2021 e 5,5% nel 2024), a differenza di quelle con meno di dieci dipendenti che ricorrevano ad affidamenti di poco sottosoglia rispetto al totale degli affidamenti nel 3,8% dei casi nel 2021 e nel 2,7% dei casi nel 2024. 
Così come per il numero di CIG, anche il peso economico degli affidamenti diretti di poco sottosoglia è cresciuto nel tempo, raggiungendo nel 2024 il 6,3% per le Stazioni appaltanti con meno di dieci dipendenti e il 7,1% per quelle con 40-50 dipendenti.
Questi dati sembrano suggerire un progressivo adattamento delle decisioni a contrarre delle Stazioni appaltanti alla nuova soglia normativa, potenzialmente riconducibile ai minori oneri procedurali associati agli affidamenti diretti, soprattutto nelle amministrazioni relativamente più strutturate all’interno del gruppo di quelle di minori dimensioni.   

Infine, attraverso un’analisi di bunching viene stimato un controfattuale della distribuzione delle procedure in funzione dell’importo, al fine di quantificare l’eccesso e il deficit di massa osservati in prossimità della soglia per gli affidamenti diretti rispetto allo scenario ipotetico di assenza della soglia stessa. In particolare, il metodo consente di stimare quante procedure si collocherebbero al di sopra e al di sotto della soglia in assenza della discontinuità regolatoria, confrontando la distribuzione osservata con quella controfattuale. Dall’analisi emerge un marcato addensamento degli affidamenti diretti nelle classi di importo immediatamente inferiori alle soglie regolatorie vigenti, accompagnato da un deficit di massa nelle classi immediatamente successive. Nel 2024, il fenomeno appare più marcato e maggiormente concentrato nella classe di importo immediatamente precedente alla soglia, rispetto al 2023, caratterizzato da modifica infrannuale della soglia normativa, in cui l’addensamento risulta distribuito su più classi di importo prossime al limite. Tale evidenza è coerente con un processo graduale di riallocazione delle procedure in risposta alle modifiche normative, che può riflettersi in una maggiore concentrazione in prossimità della soglia prevista man mano che la nuova disciplina viene progressivamente assimilata e applicata. 

I risultati emersi suggeriscono una concentrazione degli affidamenti diretti in prossimità della soglia, con un effetto particolarmente marcato nella classe di importo immediatamente inferiore al limite normativo. Nel complesso, l’evidenza appare coerente con un progressivo adattamento dei comportamenti alla regolamentazione dei contratti pubblici, potenzialmente connesso ai diversi oneri procedurali sopra e sottosoglia, che può riflettersi nella collocazione degli importi in prossimità del limite consentito. Tale fenomeno risulta particolarmente evidente in alcuni ambiti, rappresentati da codici CPV relativi a servizi, per lo più intangibili e il cui importo è soggetto ad una maggiore discrezionalità come, ad esempio, i servizi di ingegneria, giuridici o di consulenza. 
   
Future direzioni di analisi del fenomeno di addensamento degli affidamenti diretti immediatamente sottosoglia possono riguardare, pertanto, l’analisi della distribuzione territoriale del fenomeno, l’analisi di addensamento per specifici codici CPV, l’analisi della frequenza del ricorso da parte delle stazioni appaltanti agli stessi aggiudicatari. In tal senso, potrebbe essere utile un ulteriore approfondimento delimitando il dominio di analisi alle sole procedure con codici CPV relativi a servizi prevalentemente intangibili e caratterizzati da maggiore discrezionalità sia nella scelta del contraente sia nella determinazione dell’importo e analizzando, per ogni stazione appaltante, sia l’evoluzione temporale di tali procedure, confrontando gli importi e le modalità di approvvigionamento, sia la frequenza di affidamento agli stessi operatori economici. Ulteriori sviluppi potranno riguardare, inoltre, il rafforzamento dell’analisi controfattuale e la verifica della robustezza dei risultati rispetto a diverse specificazioni del dominio e delle classi di importo considerate.


Fonte: Anac

Laboratorio delle imprenditorialità, posticipata al 24 aprile la scadenza per le candidature: alta formazione gratuita per far nascere imprese innovative nei piccoli Comuni

Aggiornata la data di scadenza per la presentazione delle candidature per la seconda edizione del Laboratorio delle imprenditorialità, il percorso di alta formazione gratuito dedicato a chi vuole creare un’impresa innovativa o uno spinoff aziendale, oppure far crescere la propria attività attraverso le nuove tecnologie, valorizzando il genius loci del proprio territorio.

Possono candidarsi tutte le persone che abbiano avviato, o intendano avviare, un’iniziativa imprenditoriale all’interno di un Comune sotto i 5.000 abitanti, senza vincoli di età o cittadinanza.

Modalità e durata
• Candidature entro: 24 aprile 2026
• Durata: 3 mesi di formazione online
• Costi: partecipazione gratuita
• Candidature online: 
https://forms.gle/SxDdSSMSUx1j9Div5

Il Laboratorio nasce dalla partnership tra ALI – Autonomie Locali Italiane, Universitas Mercatorum e 012factory, fabbrica di imprese certificata B Corp e riconosciuta dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, e rappresenta il primo percorso digitale di avvio all’imprenditorialità sostenibile dedicato alla valorizzazione economica con impatto sociale e ambientale nei territori: artigianato, agricoltura, servizi, cooperazione, associazionismo e turismo.

L’obiettivo è stimolare percorsi di crescita nei territori, in particolare in quelli marginali e più fragili, sostenendo la spinta all’innovazione sociale che nasce dal basso e accompagnando la costruzione di modelli d’impresa capaci di generare impatti sociali e ambientali duraturi, con ricadute positive che vadano oltre la vita stessa dell’impresa. 

I Comuni, soprattutto quelli di piccole dimensioni, possono infatti svolgere un ruolo strategico nella promozione di nuove iniziative imprenditoriali, favorendo occupazione qualificata, coesione comunitaria, contrasto allo spopolamento, rafforzamento dei servizi locali e valorizzazione delle identità territoriali.

Per i progetti più meritevoli è prevista una successiva fase di incubazione e accompagnamento alla realizzazione dell’impresa.

Per maggiori informazioni: 
https://aliautonomie.it/2026/03/02/progetto-laboratorio-delle-imprenditorialita-2/


13 aprile 2026

Digitalizzazione degli archivi pubblici: al via i progetti pilota

Efficientare i servizi pubblici, salvaguardare il patrimonio storico-culturale del Paese, liberare spazi e valorizzare i beni immobiliari della pubblica amministrazione: sono questi alcuni degli obiettivi dell’iniziativa sostenuta dal Dipartimento per la trasformazione digitale (DTD) della Presidenza del Consiglio dei ministri e realizzata – attraverso una convenzione – dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (IPZS) per la digitalizzazione e la dematerializzazione di archivi pubblici.
Oggi i progetti pilota avviati sono 11, e riguardano diverse tipologie di fondi documentali: dalla preservazione di materiali storico-culturali, a documentazione riguardante procedure amministrative, come per esempi le pratiche edilizie, passando per atti di natura sanitaria, come le cartelle sanitarie.
“Con la digitalizzazione degli archivi pubblici trasformiamo un patrimonio spesso frammentato in un’infrastruttura strategica di dati che sia davvero sicura e accessibile” sottolinea il Sottosegretario all’innovazione tecnologica Alessio Butti. “I progetti pilota avviati vanno esattamente in questa direzione: costruire modelli replicabili, valorizzare la memoria del Paese e, allo stesso tempo, migliorare concretamente i servizi per cittadini e imprese. Ancora una volta questo Governo investe sulla qualità della nostra amministrazione e sulla capacità dello Stato di mettere il dato al centro delle politiche pubbliche.”
"Il patrimonio documentale pubblico è parte integrante della memoria del Paese. Digitalizzarlo non significa soltanto rendere gli archivi più accessibili ed efficienti: significa proteggerli e restituirli ai cittadini, agli storici, ai ricercatori in una forma davvero fruibile. I progetti pilota avviati in convenzione con il Dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri sono il primo passo concreto di un impegno più ampio: costruire una Pubblica Amministrazione più trasparente, più sostenibile e più vicina ai cittadini" spiega Paolo Perrone, Presidente dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.
Obiettivo dei progetti pilota
L’iniziativa, finanziata dal Piano nazionale complementare (PNC), mira a realizzare un numero qualificato di progetti pilota in tutto il territorio nazionale, coinvolgendo sia PA centrali che enti territoriali, raccogliendo così elementi qualitativi e quantitativi per costruire modelli, individuare buone pratiche per strutturare iniziative future.
Amministrazioni coinvolte
Le amministrazioni ad oggi coinvolte sono: il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, l’Avvocatura dello Stato, la Regione Calabria, la Regione Emilia-Romagna, la Provincia di Biella, la Provincia di Terni, la Provincia di Treviso, il Comune di Bologna, il Comune di Genova, il Comune di Reggio Calabria, il Comune di Torino e il Comune di Venezia. Ai nastri di partenza anche il Senato della Repubblica, Comune di Napoli e la Regione Marche.
Progetto di sistema
Vista la natura del progetto di sistema, oltre all’ingaggio di PA centrali - per l’individuazione delle iniziative a supporto delle PA territoriali - sono state coinvolte associazioni come la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, l’Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI) e l’Unione delle Province d’Italia (UPI). Un percorso che ha previsto anche un intenso dialogo collaborativo con la Direzione generale archivi del Ministero della cultura.

Fonte: Dipartimento per la trasformazione digitale 

31 marzo 2026

Mimit, la circolare che chiarisce le regole per le PMI

Sono stati pubblicati una serie di chiarimenti per l’attuazione dell’intervento “Sviluppo competenze” destinato alle piccole e medie imprese. Con la circolare direttoriale del 20 marzo 2026, n. 716, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy è intervienuto per definire in modo più puntuale regole e modalità operative della misura prevista dal decreto del 4 settembre 2025.

Il provvedimento mira a sciogliere i principali nodi applicativi e accompagnare la fase operativa di uno degli strumenti chiave del Programma nazionale “Ricerca, innovazione e competitività per la transizione verde e digitale 2021-2027”. Sono circa 50 milioni di euro i fondi destinati a rafforzare le competenze del capitale umano nelle PMI.

La misura finanzia attività di formazione, aggiornamento e riqualificazione professionale, con l’obiettivo di sostenere i processi di innovazione e transizione digitale ed ecologica. 
Più che di interventi generici, si tratta quindi di percorsi strutturati mirati a rafforzare le competenze tecniche e specialistiche all’interno delle imprese.

Oltre ai criteri di accesso, la circolare fornisce indicazioni pratiche anche sulla gestione dei progetti formativi, contribuendo a ridurre l’incertezza che spesso accompagna la fase iniziale di attuazione degli incentivi.

Leggi il comunicato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. 

26 marzo 2026

Viminale: il decreto che ripartisce 220 milioni ai Comuni per l'aumento delle indennità

Il Ministero dell’Interno, in accordo con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha emanato il decreto che ripartisce 220 milioni di euro per il 2025 tra i Comuni delle regioni a statuto ordinario, che andranno a coprire i maggiori oneri legati all’aumento delle indennità di funzione degli amministratori locali.

Le risorse servono a sostenere gli enti locali nella necessità di rimodulare le indennità dei sindaci, dei vicesindaci, assessori e presidenti dei consigli comunali, i cui compensi sono collegati a quelli dei primi cittadini.

Il decreto, firmato il 5 febbraio 2026, è collegato alla normativa introdotta con la legge di bilancio 2022, che ha apportato una revisione dei compensi dei sindaci in rapporto a quelli dei presidenti di Regione, in base alla popolazione dei Comuni.

In particolare, i piccoli Comuni con una popolazione inferiore ai 3 mila abitanti ottengono risorse aggiuntive rispetto a quelle già assegnate con la precedente normativa.