Agenda Lazio

di Bruno Manzi
Presidente Legautonomie Lazio


Confindustria ha recentemente presentato il proprio progetto per l’Italia “Crescere si può, si deve” in cui indica la ricetta per far tornare alla crescita economica il nostro paese. “In vista dell'imminente tornata elettorale,” propone “un progetto di ampio respiro, insieme ambizioso e realizzabile, fatto di azioni di rilancio economico e sociale del Paese. Un progetto complesso con proposte serie e obiettivi chiari e quantificati, perché non bastano poche singole misure per risollevare l'Italia e sottrarla alla stagnazione.Un disegno di politica economica, in cui tutte le misure si legano tra loro in modo coerente, e perciò va realizzato nella sua interezza, senza prendere ciò che più piace e trascurare quello che non fa comodo.”
In esso si afferma che “non guarda al consenso, ma alla crescita, che dice la verità su quello che serve per il bene del Paese”. Per l’economia si propone “una vera e propria terapia d'urto, che deve segnare una forte discontinuità e produrre effetti economici immediati. Dobbiamo rendere nuovamente competitive le nostre imprese, abbattendo i costi e sostenendo gli investimenti.” Afferma inoltre che alla terapia economica “si deve necessariamente accompagnare un processo di riforme da avviare contestualmente e senza ritardo, sul quale ci aspettiamo che tutte le forze politiche prendano un impegno, perché è ora di cambiare il volto del Paese. A partire dalle Istituzioni. Abbiamo bisogno di un'Italia veramente liberale, di uno Stato che arretri nel suo perimetro, lasci spazio ad una sana concorrenza dei privati e che per primo applichi la legge, pagando i propri debiti e rispettando i diritti dei cittadini e delle imprese. È necessario:
•    riformare il Titolo V della Costituzione riportando allo Stato le competenze su materie di interesse nazionale e riducendo i livelli di governo, per rendere finalmente gestibile il nostro Paese;
•    riorganizzare la Pubblica Amministrazione, che deve essere al fianco delle imprese e non invece contro di loro;
•    affermare lo stato di diritto, tutelando cittadini e imprese dagli abusi compiuti da qualunque organo pubblico;
•    ridurre le regole, perché non è con più regole che si rilancia l'economia;
•    semplificare per rimuovere tutti gli ostacoli al fare impresa;
•    rendere effettivamente flessibile il mercato del lavoro;
•    ridurre il peso del fisco sulle imprese e migliorare i rapporti tra i contribuenti e l'Erario.
Creare insomma un nuovo contesto, che assecondi le attività delle imprese e non le ostacoli.
Il Centro studi di Confindustria ha quantificato che se la Pubblica amministrazione riducesse la sua inefficienza dell’1%, ci sarebbe un aumento del P.I.L. procapite dello 0,9% ed inoltre le aziende a partecipazione estera aumenterebbero gli addetti dello 0,2% rispetto al totale degli occupati del settore privato. Anche la Commissione europea ha valutato l’impatto reale del peso della burocrazia sulla crescita economica in 73 miliardi di euro, pari al 4,6% del P.I.L.
Il piano è certamente “apprezzabile ed ambizioso” tuttavia non è nostro compito esprimere giudizi nel merito del complesso delle proposte di natura economica e di politica industriale ma i dati macroeconomici di cui sopra confermano la rilevanza e l’urgenza di dare concretezza ai titoli di riforma istituzionale in esso evocati.
Le azioni di riforma istituzionale, ma anche di stimolo all’economia e di definizione di una moderna politica industriale, non sono tutte collocate in capo allo Stato ma vedono coprotagoniste di rilievo le Regioni.
In questo ambito e con questa prospettiva riteniamo riproporre all’attenzione dei candidati Presidenti della Regione Lazio e delle forze politiche regionali alcuni temi sollevati da Legautonomie Lazio, nei mesi passati, attraverso questa rivista e con numerosi incontri pubblici e che qui di seguito riassumeremo.

Riorganizzare la Pubblica Amministrazione e i livelli di governo
Un recente studio dell’AICCRE Federazione regionale del Lazio in collaborazione con la fondazione Reset ha censito nel Lazio dodici livelli di Governo territoriale (Comunità montane, Unioni di Comuni, Università agrarie, Consorzi di bonifica, Enti parco, Riserve e Aree protette, Consorzi intercomunali – acqua, rifiuti ed altri – Consorzi industriali, Bacini imbriferi montani e Gruppi di azione locali) per complessivi 214 enti a cui devono essere aggiunte le Aziende sanitarie locali, i Distretti socio-sanitari, i Comuni, le Province e la Regione. Agli enti di governo devono essere aggiunte le società operative di proprietà della Regione, delle Province e dei Comuni.
Al fine di semplificare questa complessa selva di istituzioni e società, negli anni sono stati posti a disposizione della Regione e degli Enti locali numerosi strumenti normativi che, dapprima favorivano e poi, imponevano la soppressione (le Comunità montane) o la riorganizzazione (i Comuni di ridotta dimensione demografica e le Province) di alcuni dei livelli di governo nonché delle modalità attraverso le quali vengono esercitate le funzioni ed erogati i servizi (gestioni associate obbligatorie, ambiti ottimali, società). Dette opportunità in passato non sono state colte!

Ai fini della riorganizzazione della governance territoriale del Lazio come Legautonomie Lazio riteniamo che devono essere poste in essere norme ed atti basati sui seguenti principi:
1.    assegnazione delle funzioni per l’intero processo ad un solo attore istituzionale, in relazione al livello territoriale di giurisdizione, evitando frammentazioni e sovrapposizioni di competenza;
2.    assegnazione alle autonomie territoriali delle funzioni di regolazione, di programmazione e di redistribuzione del reddito;
3.    divieto per i titolari delle competenze di regolazione e di programmazione delle specifiche funzioni di gestire le stesse in modo diretto;
4.    erogazione, da parte dell’ente titolare, delle funzioni assegnate attraverso strutture distinte e completamente autonome. Non dovrà essere ammessa la gestione in economia, sia quando si tratta di funzioni relative alla produzione e/o distribuzione di beni intermedi sia di beni finali destinati ai cittadini come consumatori individuali o come consumatori collettivi;
5.    il cittadino in quanto utente del servizio, in forma singola o collettiva, dovrà essere messo in condizione di:
·      avere conoscenza e percezione diretta del reale costo del servizio o funzione;
·      avere conoscenza diretta della quantità di fiscalità generale utilizzata per garantire l’accesso universale alle singole funzioni, per la competitività territoriale, per gli investimenti infrastrutturali o per le spese di governance;
Nella definizione della nuova ripartizione amministrativa regionale non dovrà essere la dimensione ottimale della produzione e dell’erogazione dei servizi né quella della programmazione economica ed infrastrutturale a determinare la dimensione degli ambiti comunali e d’area vasta. Questa dovrà essere determinata, il più possibile, in considerazione dell’omogeneità socio economica, delle esigenze, delle aspettative e delle potenzialità dei singoli ambiti e delle popolazioni in essi ricomprese. Infatti da un lato dovranno trovare forma organizzativa, gli interessi, le aspettative e le esigenze delle singole comunità locali attraverso le Istituzioni (Comuni, Province, Città metropolitana e Regione) dall’altro lato dovrà essere organizzata la produzione ed erogazione dei servizi e delle funzioni attraverso strutture, pubbliche o private, che rispondano ai principi di efficacia ed efficienza economica.

In questa costruzione istituzionale la dimensione della collaborazione per ambiti ottimali deve vedere sempre più la contrazione della caratteristica territoriale (istituzioni contigue ed appartenenti ad ambiti amministrativi predefiniti) e l’espansione di quella funzionale in relazione ad elementi di sviluppo economico e sociale, attraverso sistemi a rete di amministrazioni pubbliche finalizzati al conseguimento di obiettivi comuni.

In questa ottica con riferimento alla dimensione degli ambiti amministrativi comunali non riteniamo che devono essere attuate particolari azioni di riorganizzazione, mentre per quanto riguarda la riorganizzazione territoriale regionale d’area vasta è possibile immaginare una soluzione capace di superare gli squilibri esistenti, rendere protagonisti i singoli territori valorizzandone le potenzialità e avviare una nuova stagione di decentramento che ridisegni la governance della Regione al fine di renderla più competitiva ed in grado di mettere a disposizione dei suoi abitanti pari opportunità di crescita e servizi accessibili di qualità e quantità omogenee su tutto il suo territorio per una migliore qualità della vita. Una ipotesi di riordino delle Province che non parta dall’attuale suddivisione amministrativa ma che tenga conto di come si sviluppano i fenomeni economici e metropolitani nella regione.

Diventa così possibile realizzare una regione suddivisa tra la Città metropolitana di Roma Capitale, comprendente la Capitale ed i suoi due aeroporti con una popolazione di circa 2.900.000 abitanti e quattro nuove Province:
·      la prima comprendente, orientativamente, il triangolo a nord ovest della Regione Lazio, a un lato il Tirreno (da Montalto di Castro a Ladispoli) a un’altro la riva destra del Tevere ed un vertice in Roma Capitale, con una popolazione di circa 650.000 abitanti e le cui polarità economiche sono quelle legate in modo particolare al turismo (Civitavecchia, Cerveteri e Tarquinia, il litorale, i laghi e il Tevere, la città di Viterbo, il sistema termale, il polo motoristico di Campagnano di Roma, il sistema dei parchi), all’industria energetica (Civitavecchia e Montalto di Castro), all’industria agro alimentare, ai centri di ricerca (la Casaccia), alla portualità e alla logistica (Civitavecchia, Fiano Romano, Capena) all’audiovisivo (Formello);
·      la seconda a nord est ricompresa tra la riva sinistra del Tevere, la valle dell’Aniene e la catena appenninica dei Sabini con una popolazione di circa 500.000 abitanti e le cui polarità economiche sono quelle legate in modo particolare al turismo (la montagna e le stazioni sciistiche, il sistema lacuale reatino e quello dei fiumi, le vie della fede e il circuito dei conventi, Tivoli e le sue ville, il sistema termale, il sistema dei parchi), all’industria elettronica e aerospaziale (Tiburtina valley, Cittaducale, Rieti), all’industria estrattiva (Guidonia Montecelio, Tivoli), alla logistica (Fara Sabina, Montelibretti, Monterotondo, Tivoli, Guidonia Montecelio), ai centri di ricerca (Montelibretti, Monterotondo);
·      la terza che, partendo dalla valle dell’Aniene, ricomprenda la valle del fiume Sacco con una popolazione di oltre 650.000 abitanti e le cui polarità economiche sono quelle legate in modo particolare al turismo (la montagna e le stazioni sciistiche, Fiuggi, Valmontone, i Lepini e la valle del Sacco, le vie della fede e il circuito dei conventi, il sistema termale, il sistema dei parchi), all’industria aeronautica e aerospaziale (Colleferro), all’industria chimico farmaceutica (Frosinone);
·      la quarta che comprenda i Castelli romani e le pianure della bonifica pontina fino al litorale d’Enea con una popolazione di oltre 1.100.000 abitanti e le cui polarità economiche sono quelle legate in modo particolare al turismo (I Castelli romani, i Lepini, il mare, il sistema dei parchi, le vie della fede e il circuito dei conventi, il sistema termale), all’industria aerospaziale (Frascati), all’industria chimico farmaceutica (Pomezia), ai centri di ricerca (Frascati).

In questo modo avremo una Regione con territori bilanciati (la Città metropolitana di Roma Capitale peserebbe allo stesso modo del resto dei territorio regionale); le singole Province non sarebbero polarizzate ma policentriche e tutti i diversi territori avrebbero il giusto rilievo e le stesse possibilità di sviluppo; la Regione Lazio, che assumerebbe in toto un ruolo metropolitano, potrebbe svolgere una concreta funzione di programmazione e coordinamento territoriale anche attraverso il rilancio del processo di decentramento amministrativo fermo da troppi anni. Contestualmente si dovrebbe riavviare il processo di decentramento amministrativo di Roma Capitale attraverso la trasformazione dei Municipi in Comuni metropolitani.

Risorse europee e protagonismo degli Enti locali
Parallelamente all’azione di ridefinizione alla governance territoriale, ai fini del rilancio economico regionale, la Regione dovrà promuovere e favorire un nuovo protagonismo delle Amministrazioni locali nella programmazione ed utilizzazione delle risorse europee a livello regionale. Un nuovo protagonismo che porti alla redazione dei Programmi Operativi Regionali, da presentare a Bruxelles a metà 2013 e che siano il frutto di un percorso decisionale serio, condiviso e creativo in piena aderenza con le prescrizioni del regolamento per i prossimi fondi strutturali (FESR, FSE) che spinge nella direzione di alleanze multilivello e di una condivisione da parte di Comuni, Regioni e Governo di piani di interventi che siano l’esito di una reale concertazione territoriale. Un’azione che dovrà favorire lo sviluppo di un nuovo scenario regionale caratterizzato da un’effervescenza dei sistemi: uno scenario dove più sistemi territoriali, integrati e dinamici, devono essere in grado di rispondere alla crescente domanda di progettualità che promana dalle società locali ed è orientata ai risultati e di portare avanti progetti condivisi dal territorio finalizzati ad una crescita efficiente, coerente, responsabile ed equilibrata. Un’azione che dovrà accompagnare i processi per la creazione di una rete regionale di amministrazioni locali che:
·      assumano come propri, nell’ambito delle specifiche competenze, i cinque obiettivi definiti dalla Unione Europea nell’ambito della strategia Europa 2020;
·      adottino un riferimento programmatico, progettuale e di governance multilivello e di tipo strategico funzionale a integrare gli interessi, le specificità e le eccellenze dei territori;
·      favoriscano l’effettivo coinvolgimento del partenariato istituzionale degli Enti locali nel processo di impostazione, analisi e applicazione del quadro normativo comunitario e quindi, nella definizione e programmazione delle policy e degli interventi dell’agenda 2014-2020 regionale, rendendo immediatamente operativi i nuovi strumenti previsti e successivamente nella fase di attuazione degli interventi, in modo da consentire alle amministrazioni locali di svolgere adeguatamente le loro funzioni attuative e di contribuire al raggiungimento degli obiettivi di Europa 2020.

A nostro avviso, questa può essere la risposta che gli amministratori locali e regionali possono dare per raccogliere la sfida lanciatagli con il manifesto “Crescere si può, si deve” al fine di far svolgere anche al Lazio ed alle sue amministrazioni locali un ruolo da protagonisti per la ripresa economica e per l’innovazione istituzionale della nostra regione.