Dobbiamo garantire i servizi essenziali si cittadini

Intervista a Eleonora Della Penna, Presidente Provincia Latina. A cura di Marco Galice.

Secondo approfondimento con i nuovi Presidenti di Provincia eletti lo scorso ottobre nel Lazio. Dopo il focus su Rieti, intervista al neo Presidente della Provincia di Latina, Eleonora Della Penna.
Dalla Legge Delrio alla novità rappresentata dalla Città Metropolitana di Roma, dagli obiettivi principali del mandato amministrativo ai tagli imposti al sistema degli enti locali: la neo Presidente, Della Penna, affronta diversi temi offrendo un contributo fondamentale al tema delle autonomie locali.

Presidente Della Penna, come giudica in primo luogo la trasformazione istituzionale delle Province sulla base della Legge Delrio? Ritiene che si tratti di enti declassati, per competenze e risorse, oppure rilanciati nelle loro funzioni amministrative?
Il confronto è ovviamente ancora aperto ed estremamente ampio. La Legge Delrio non tiene conto di numerosi fattori, dell'importanza del ruolo che le Province hanno ricoperto nella storia della nostra organizzazione istituzionale, dei singoli territori, del loro valore strategico. La riforma non convince neanche se si parla di spending review, perché basta guardarsi intorno per rendersi conto che rinunciare a questi enti significa impoverire i territori e costringere gli amministratori locali ad un dialogo, spesso impossibile o comunque assai complicato, con le Regioni già oberate di lavoro, funzioni e competenze. Per quanto riguarda le Province, quindi, indubbiamente vengono declassate ma c'è la possibilità, con una guida attenta e puntuale, e soprattutto con una valutazione seria e costruttiva sul fronte delle competenze affidate dalle Regioni, di rilanciare l'attività e rimanere un punto di riferimento fermo sui territori.

A suo avviso la presenza della Città metropolitana di Roma rischia di soverchiare le altre province del Lazio in termini di risorse finanziarie a disposizione e, soprattutto, di peso politico all’interno della Regione?
Questo tema prescinde anche dal ragionamento sulle Province. Il ruolo di Roma in ambito regionale è strategico ma, indubbiamente, assorbe pesantemente le risorse a disposizione, spesso anche a scapito degli altri territori del Lazio. Questo vale dal punto di vista economico, vale per gli investimenti e vale anche dal sotto il profilo politico. Ma spetta proprio alle classi dirigenti dei singoli territori far sentire la loro voce, cercare di dialogare negli organismi preposti, fare in modo che Roma rappresenti un’opportunità per tutto il sistema Lazio.

Quali sono gli obiettivi prioritari che si pone in questo suo mandato di Presidente della Provincia di Latina?
Gli obiettivi sono molteplici ma l’aspetto determinante è gestire al meglio questo momento di transizione, garantendo i servizi essenziali alla popolazione. La Provincia di Latina ha ancora competenze importanti: penso alle scuole, alle strade, alle funzioni sulla formazione professionale. Bisogna lavorare perché questa fase transitoria, con tutto ciò che comporta dal punto di vista burocratico e amministrativo, non venga pagata dai cittadini. Guardando al futuro, nell'ambito del confronto con la Regione, l'obiettivo primario è non depotenziare questi enti e, nello specifico del nostro territorio di riferimento, rilanciare i settori che riteniamo strategici. Primo fra tutti il sistema produttivo, puntando sulla valorizzazione della piccola e media impresa, sul sostegno alle grandi aziende, a cominciare dal comparto metallurgico, dall’agroalimentare e dal polo farmaceutico, che è un volano straordinario dell’economia pontina. Considero l'agroalimentare una risorsa straordinaria, che parte dalle nostre origini e le indirizza in chiave futura, pongo attenzione all'economia del mare, al turismo e all'enogastronomia, con le eccellenze che il nostro territorio esprime da anni, nonostante sia sempre mancata una vera, reale, politica di sostegno e una direzione da seguire che va costruita - questo è essenziale - attraverso un confronto con le associazioni di categoria, con i sindacati, con le forze sane del territorio.

I tagli al sistema delle autonomie locali non sembrano arrestarsi: è ancora possibile a suo avviso sottrarre nuove risorse agli enti locali? Persistono ancora sprechi, attraverso i quali ricavare ulteriori risparmi, oppure Comuni, Province e Regioni sono ormai in una fase di sopravvivenza?
Indubbiamente fare l’amministratore locale in questo periodo di grave crisi, anche per le finanze pubbliche, non è semplice. Attrarre risorse è sempre più difficile ma bisogna cambiare prospettiva. Bisogna guardare all'Europa come enorme volano per i nostri enti e per i nostri bilanci. Investire nella programmazione, nei progetti, nel sostegno a questo tipo di attività è sicuramente uno degli aspetti essenziali del nuovo ruolo delle amministrazioni locali. Penso che le Regioni debbano essere protagoniste in tal senso, e che debbano sostenere fortemente le Province - per quelle che saranno le loro competenze - e gli enti locali in generale. Seppure alle prese con mille difficoltà, le Regioni possono avviare - o in qualche caso proseguire - azioni di forte spending review anche negli organismi istituzionali oltre che nell'ambito del riassetto degli enti, promuovendo anche la riorganizzazione delle macchine amministrative. Su questi fronti credo si possano recuperare risorse preziose, da destinare ai territori o a voci di bilancio essenziali, come quella relativa alla sanità.

Quali riforme ritiene indispensabili per restituire funzionalità amministrativa al sistema delle autonomie locali?
Le riforme sono molteplici ma si possono sintetizzare tre aspetti essenziali. Il primo ruota intorno all'esigenza di dare corso a quanto previsto da anni dalla nostra normativa, procedendo definitivamente alle cosiddette unioni dei Comuni, soprattutto per le piccole comunità, al fine di mettere a sistema una serie di servizi che è possibile condividere, avviando così azioni serie di risparmio e razionalizzazione. Un altro tema è quello della definizione del ruolo delle Regioni in Italia, nate come enti di programmazione ma che svolgono prevalentemente funzioni gestionali e non hanno mai dato corso al decentramento amministrativo, più volte previsto dalla normativa nazionale. Da ultimo, in qualità di amministratore locale, mi sento di dire che nell'ambito della spending review il risparmio potrebbe essere conseguito anche attraverso l'applicazione del principio dei costi standard per l'acquisizione di beni e servizi da parte delle pubbliche amministrazioni. Questi passaggi sarebbero certamente rilevanti per avviare una serie di riforme concrete nell’ottica della funzionalità amministrativa.
Marco Galice