Gli stati generali di una città

di Pier Paolo Inserra, Parsec Consortium. 

Gli amministratori locali oggi devono padroneggiare competenze che non sono solo di carattere burocratico o giuridico.  Le città di oggi sono in parte piccole o grandi arene, con molteplici portatori di interessi, alti livelli di entropia e di conflitto latente e, al di là di tutto, si fondano su equilibri delicatissimi.  Per ricucire i rapporti tra istituzioni e cittadinanza locale servono anche le competenze delle scienze sociali, la capacità di lavorare sulla mediazione ed i conflitti rendendoli generativi.  Un territorio va inquadrato come un ecosistema complesso. Esiste uno strumento partecipativo  che permette di lavorare nelle direzioni sopracitate, favorendo – specie in questa fase storica di progressivo depauperamento e di scarso impegno pubblico –  un confronto tra chi il territorio lo abita e chi lo governa andando oltre una dicotomia che non ha senso. 

Sono gli Stati generali per lo sviluppo socioeconomico di una città. L’obiettivo deve essere duplice: da una parte, fare il punto sul territorio, le criticità che presenta, i possibili sviluppi e progetti da attivare; dall’altra, attivare un processo permanente di programmazione partecipata e di coinvolgimento della cittadinanza, a partire dalle forme organizzate attraverso cui quest’ultima si esprime. Attenzione, stiamo parlando di qualcosa che non deve essere fine a se stessa, non può essere a tempo, riguarda un approccio allo sviluppo delle politiche pubbliche territoriali fondato allo stesso tempo su elementi di democrazia rappresentativa ed elementi di democrazia deliberativa. E ancora: si fonda sul principio della partecipazione e della corresponsabilizzazione, che deve rappresentare uno dei punti di riferimento politico-culturali per una politica riformatrice, può servire a ridurre la distanza tra istituzioni e comunità locale in nome di una politica declinata in maniera plurale ed integrata, deve essere governata dall’amministrazione pubblica, con attenzione e continuità. Andiamo ad elencare, consapevoli di non potere entrare nei dettagli tecnici (ma chiunque voglia avere altre informazioni sul tema, come al solito, può scriverci.  Cfr. mail sotto) alcune tesi metodologico-operative che condizionano l’esito dell’intero processo. T1. Bisogna puntare su un appuntamento che dia spazio a tutti gli attori locali, senza primogeniture.  Oltre ad un serio raccordo tra consiglio e giunta comunale, tra dirigenti e funzionari, servirà un gruppo specializzato in grado di promuovere incontri intermedi di confronto con la cittadinanza, di smussare i conflitti, di gestire i gruppi di lavoro in preparazione di una due giorni finale in cui presentare quanto emerso nel confronto con la comunità locale, di avere un ruolo mediativo e di favorire l’agire argomentativo e le logiche negoziali. 

T2. Paradossalmente, gli Stati Generali si giocano nella “preparazione degli Stati Generali” e non nell’appuntamento finale di presentazione del lavoro.  

T3. Attenzione a non dimenticare tematiche o  bisogni/visioni della città rappresentati da gruppi informali o sommatorie di biografie: capiamo se è il caso di coinvolgere qualche singolo con la propria storia: disoccupati, donne, anziani, giovani e immigrati che non è detto trovino nell’associazionismo un referente diretto.

T4. Lo stesso Terzo settore non va pensato come un magma indistinto: associazionismo culturale, ambientalista, di promozione sociale, volontariato cooperazione di tipo A e B, sono soggetti diversi.  Con linguaggi ed esigenze diverse che vanno rappresentate.

T5.  Per gestire gli incontri intermedi, negoziare presenze, contenuti, rappresentanza,  ci vuole un gruppo specializzato che attivi il processo consultivo e di confronto. Più riesce il lavoro con i gruppi nella fase di costruzione dell’appuntamento, più avremo in mano alla fine proposte fini, non demagogiche, cantierabili, partecipate e partecipabili.

T6.  Gli  incontri intermedi  potrebbero essere gestiti con dei focus group di approfondimento, uno scambio di materiali informativi e documentali, un confronto sulle esperienze vissute. Ad essi dobbiamo giustapporre un intervento introduttivo in fase di Stati generali che vada a spiegare dal punto di vista dell’analisi socioeconomica cosa è la propria città oggi, che peculiarità presenta, come entra in gioco nel sistema-provincia e nel sistema regione/Paese.

T7. Lo schema su cui costruire ogni singolo intervento deve essere omogeneo e uguale per tutti (comparabile).  Ogni intervento deve contribuire ad effettuare una fotografia della città, a evidenziare le criticità principali e a fornire proposte cantierabili che chiamino in causa un percorso di corresponsabilizzazione associazioni di categoria, imprese, associazionismo e volontariato, sindacati, agenzie formative, cooperative, università, etc.