Decreto sicurezza e immigrazione, come cambia il sistema Sprar


Di Maria Enrica Rubino

Via libera del Consiglio dei ministri al decreto sicurezza e immigrazione, che unifica i testi su sicurezza e migranti. “Sono felice. Un passo avanti per rendere l’Italia più sicura. Per combattere con più forza mafiosi e scafisti, per ridurre i costi di un’immigrazione esagerata, per espellere più velocemente delinquenti e finti profughi, per togliere la cittadinanza ai terroristi, per dare più poteri alle Forze dell’Ordine. Dalle parole ai fatti, io vado avanti!” è il commento a caldo del Ministro dell'Interno, Matteo Salvini, sulla sua pagina Facebook.

Tra le novità più rilevanti del decreto rientra l’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari e disciplina di casi speciali di permessi di soggiorno temporanei per esigenze di carattere umanitario; la revoca della cittadinanza a terroristi condannati; il braccialetto elettronico per gli stalker; maggiori verifiche per il noleggio di furgoni e auto; l’inasprimento delle pene per coloro che promuovono e organizzano l’occupazione di terreni o edifici. E poi la revoca della protezione internazionale per coloro che commettono violenza sessuale, lesioni bravi, rapina, traffico di droga, furto aggravato, violenza a pubblico ufficiale.


Aumentano i finanziamenti per potenziare le attività di rimpatrio. Il decreto stanzia 500 mila euro per il 2018 e 1,5 milioni per il 2019 e il 2020.

Quindi, cosa accadrebbe nei casi in cui un cittadino straniero fosse privo dei requisiti per l’ottenimento della protezione internazionale? Il decreto stabilisce che verrebbe trattenuto nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) per un periodo massimo di sei mesi, anziché tre,  prima di essere espulso e rimpatriato. Con il decreto Minniti (17 agosto 2017) è stato istituito un Cpr in ogni regione, per un totale di 20 strutture da 100 posti ciascuna. Ma nel caso di sovraffollamento dei Cpr, i migranti potranno essere trattenuti anche in strutture diverse e idonee nella disponibilità dell’autorità di Pubblica Sicurezza.

Modifiche anche in tema Sprar. Il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati non viene smantellato, ma resta in piedi per coloro che sono già ospitati, come i richiedenti asilo e destinatari di permessi straordinari temporanei, per i quali è accertato che non siano semplici migranti economici. Con l’introduzione del decreto, gli Sprar riguarderanno solo i titolari di protezione internazionale e i minori non accompagnati, mentre i richiedenti asilo troveranno accoglienza nei centri dedicati (i Cara). Non si fa alcun riferimento, invece, ai Cas (Centri di Accoglienza Straordinaria), ovvero quei centri in cui attualmente sono stati sistemati la maggior parte dei migranti in Italia. Così i progetti di integrazione e inclusione sociale saranno dedicati solo agli ospiti del sistema Sprar.
Viene stabilita, quindi, nel decreto l’esclusione del gratuito patrocinio nei casi in cui il ricorso è dichiarato improcedibile o inammissibile.

Dura la polemica del deputato Fiano (Pd): “Vengono attaccati alcuni principi costituzionali, viene attaccato lo Sprar, considerato da tutti il modello migliore di accoglienza, quello più gestibile, controllabile [...] L’abolizione dell’uso dello Sprar per i richiedenti asilo, limitandola a coloro già in protezione, con conseguente aumento della popolazione invece presente nei Cas, per i quali si prevede contemporaneamente una radicale riduzione di finanziamenti, produrrà un ritorno a mega concentrazioni di persone, peggioramento delle condizioni di vita interne”.     

Foto: Ministero dell'Interno